GnosisRoundTable
(breviario sugli ascolti votati)
Fulguromatic - Omonimo (2025)
GEPPO (7): Questi ragazzi suscitano un'immediata simpatia, e non solo per la propensione verso un sound "canterburiano" o per l'evidente riferimento ai Magma in Top 5 des citations d'Albert Einstein. A colpire sono la ricerca sonora attraverso la fantasia compositiva che strizza l’occhio a certe cose “zappiane”, il piano elettrico preparato, la batteria densa di orpelli che ne ampliano la versatilità e, soprattutto, quella diavoleria del flauto elettronico artigianale! Un bell'esordio nonostante la formazioni a due, anche se nemmeno loro sfuggono alla tentazione di citare o richiamare stilemi già consolidati; d'altronde, oggi la sfida consiste proprio nel dare un valore aggiunto al continuo riciclo di idee tipico dell'ambito prog. Voto d’incoraggiamento.
MONTAG (8): Divertenti e interessanti questi Fulguromatic, un ascolto che mi ha portato negli amati lidi canterburiani con qualche incursione magmatica, e tanta voglia di sperimentare con suoni strani, batteria fantasiosa e una composizione che definirei giocosa. Voto per me meritatissimo.
PEPPE (7): Questo duo francese sa come catturare l’attenzione dell’ascoltatore, per merito di un jazz-rock legato a doppio filo alla scuola di Canterbury e a certo bandismo zappiano, senza disdegnare qualche fugace incursione nello zeuhl. Attenti anche alla ricerca timbrica, i Fulguromatic sfornano una prova che non fa gridare al miracolo, ma che è sicuramente molto piacevole.
DAAL - Decoding the emptiness (2025)
GEPPO (5): Caratterizzato da un'alternanza tra sinistra pomposità, cascate di mellotron e momenti più pacati, non mancano temi già sentiti, l'album è un lavoro prevalentemente strumentale che guarda al prog scandinavo. Il duo Costa-Guidoni, supportato da validi ospiti, tenta di arricchire un rock sinfonico classico contraddistinto da ritmiche un po' rigide e manipolazioni elettroniche mai esasperate. Sebbene affascinante a tratti, altre volte sembra siano stati fatti dei rappezzamenti; questa disomogeneità, unita a un cantato non irresistibile, ne inficia l’interesse al riascolto. Per poco non un 6.
MONTAG (6): Suoni magniloquenti si alternano a suoni più semplici, per questa proposta di sinfonico italiano. I DAAL fanno capire di guardare a tutto il prog sinfonico italiano, quello degli anni ‘70 ma anche quello più recente (Zuffanti & co.), il cantato in inglese e gli effetti elettronici non riescono a deviare l’attenzione o a far diventare nuovo quei passaggi che si ritrovano in qualsiasi album di prog sinfonico.
Il voto è perché il tutto è fatto bene, ma sicuramente, dopo i tanti ascolti per questa roundtable, difficilmente riascolterò questo lavoro.
PEPPE (7): Attivi dal 2009, quando esordirono con Disorganicorigami, i DAAL di Davide Guidoni ed Alfio Costa hanno continuato la loro attività con una certa costanza e rendendo spesso le nuove uscite disponibili anche in confezioni particolari. Il loro ultimo album, intitolato Decoding the emptiness, prosegue il discorso sonoro portato avanti nel corso degli anni. Anche stavolta, quindi, siamo di fronte ad un rock sinfonico che, pur evidenziando certe influenze, concede pochissimo al fattore "nostalgia". Il sound è moderno, pulito, a tinte fosche, spesso drammatico, con atmosfere brumose che portano alla mente i gruppi svedesi degli anni '90 e con quelle giuste dosi di elettronica mai invadente. Chi li segue fin dagli esordi sa bene cosa aspettarsi ed è questo, allo stesso tempo, il pregio e il difetto di un altro lavoro come al solito davvero ben fatto, ma al quale mancano veri elementi di sorpresa.
Lars Fredrik Froislie - Gamle Mester (2025)
GEPPO (6): Un trionfo di prog sinfonico analogico, tra citazioni colte e un uso magistrale di Mellotron, Moog e tastiere varie, Frøislie (membro dei Wobbler) firma un dichiarato atto d’amore verso i classici. L’ascolto fluisce piacevole e mai banalmente scontato, in un equilibrio tra sonorità familiari e una felice varietà compositiva. È un lavoro indubbiamente accattivante; tuttavia, nonostante l’urgenza espressiva del polistrumentista norvegese e la sua legittima libertà di guardare al passato, ci si chiede se un disco così derivativo possa essere davvero indispensabile per il cultore del genere. Voto più che meritato.
MONTAG (8): Le citazioni al prog anni’70, i suoni classicissimi potrebbero far bollare questo lavoro come uno delle tante “operazioni” che sono ormai alquanto frequenti nel prog odierno. Le composizioni però le ho trovate originali e interessanti, e Froslie ha saputo creare un mondo musicale coerente e piacevole che invita ad un riascolto futuro, per questo il mio voto.
PEPPE (7,5): Gamle mester è un disco che mi ha colpito favorevolmente, molto più del pur valido esordio. Certo, da Froislie non ci possiamo aspettare un prog che spinge verso chissà quali evoluzioni, ma un rock sinfonico classicissimo, con un ampio parco di tastiere vintage per un sound passatista e caldissimo. Eppure tutte le sei composizioni presenti in questo lavoro funzionano e si fanno apprezzare non solo per i timbri scelti, ma anche per come sono strutturate, per le esecuzioni perfette e per gli ottimi arrangiamenti.
Accordi/Disaccordi
(come la deviazione standard unisce o divide)
Napoli Centrale - Napoli Centrale (1975) - dev standard = 0
GEPPO (10): Un disco iconico. Fin dal primo ascolto, ormai lontano nel tempo, rimasi folgorato da questo modo di reinterpretare la musica con piglio avanguardistico, capace di fondere il jazz elettrico, un folk-rock mediterraneo e la napoletanità in testi dal forte impatto sociale. La musica arriva dritta al cuore e alla mente, totalmente coinvolgente grazie al suono inconfondibile del piano Fender Rhodes di Mark Harris e al sax caldo di James Senese, sostenuti dalle piene linee di basso di Tony Walmsley e dal drumming estroso di Franco Del Prete. Uno di quegli album che non smettono mai di regalare nuove emozioni.
MONTAG (10): Non capisco cosa si possa aggiungere alle cose scritte su un disco che è di fatto perfetto, oltre che emblema di un certo tipo di musica che si faceva a Napoli in quegli anni. Se lo conoscete mi capite, se no correte a farne esperienza! Lo ascolto poco, perché di fatto, risuona sempre dentro di me. Alla fine 10 si mette per questo!
PEPPE (10): Tra le punte di diamante più brillanti del neapolitan power, l'esordio dei Napoli Centrale è uno di quei dischi che lasciano il segno. Rabbioso nelle sue tematiche sociali legate al Mezzogiorno ed espresse in un dialetto che diventa subito una peculiarità della band. Geniale nel prendere il sound dei Weather Report e catapultarlo direttamente nel Mediterraneo. Ardito nella voglia di cercare un linguaggio nuovo, con le sue contaminazioni e variazioni nelle quali emergono, alternandosi, nervosismo rock, spirito d'avanguardia, melodie particolari, folklore della terra di origine. Il tutto proposto attraverso esecuzioni magistrali di musicisti di enorme talento e in stato di grazia, tra le urla squarcianti del sax, i timbri caldissimi del piano elettrico e le pulsazioni travolgenti di una sezione ritmica che fa faville. Disco straordinario che ridisegna completamente il jazz-rock progressivo italiano.
Yes - Going for the one (1977) - dev. standard 1,03
GEPPO (8): È un disco a cui sono legato per questioni affettive famigliari, ma che si fa ricordare anche per l’inconsueta copertina tri-fold (per un LP singolo) e per una registrazione sbilanciata sulle frequenze medio-alte. Erano ancora gli Yes di Relayer che intraprendevano però una strada che rendeva la musica più immediata e fruibile. Lo reputo un album equilibrato tra classicismo, piglio rock, complessità strutturale e le peculiarità tecniche di tutti i musicisti coinvolti. Wakeman rientra per l’occasione, ma non firma alcun brano; tuttavia, la sua presenza è evidente nel tessuto musicale e nel ritrovato affiatamento con gli altri componenti storici della band.
MONTAG (7): Dopo Fragile, per me gli Yes cominciano a stancare con l’eccezione di Close to the edge. Li trovo prolissi, ma non è questo il motivo del mio voto per questo disco. La title track è di quelle canzoni che non sopporto, brevi e inutili e che la perizia degli strumentisti non riesce a far arrivare nemmeno alla mediocrità. La meditabonda e atmosferica Turn of the century, non cattura il mio interesse mentre Parallels mi pare scontata. Se di fatto trovo del tutto mediocri i primi tre brani, il secondo lato è molto bello anticipando anche qualche soluzione molto meno magniloquente e ridondante che troveremo negli album successivi.
PEPPE (9,5): A tre anni di distanza da Relayer e con il ritorno di Rick Wakeman, gli Yes si ripresentano nel 1977 con Going for the one. Abbandonando gli ipertecnicismi del suo ottimo predecessore, la band nel nuovo album punta più sul feeling e sulla melodia. E per l'occasione vengono trovati equilibri praticamente perfetti. La meravigliosa suite che chiude il disco è un episodio di rilievo nella discografia degli Yes: maestosa, ma senza eccessi, dimostra come si possa ancora realizzare del grandissimo rock sinfonico nella seconda metà dei seventies. Brani più delicati come Turn of the Century e Wonderous stories sono molto emozionanti; la title-track è diretta e accattivante, ma a un ascolto attento mostra anche la perizia dei musicisti; Parallels, infine, è una canzone più concisa di classico "yessound".






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