Col Rotters' Club abbiamo sempre avuto piacere a proporvi album che viaggiano su musiche di confine, che puntano su contaminazioni tra generi diversi, senza slanci verso pedisseque imitazioni di gruppi e stili "classici" e/o "codificati". Tra i dischi recenti di questo tipo in cui ci siamo imbattuti vi segnaliamo Cosmogonie del Blazin' Quartet guidato da Srdjan Ivanovic.
Ivanovic, classe 1983, è un batterista originario di Sarajevo e che già da tempo risiede a Parigi, dopo aver trascorso diversi anni in Grecia in seguito alla guerra in Bosnia e dopo aver studiato in Olanda. Inevitabilmente, tra questi suoi spostamenti e la passione per la musica, è stato letteralmente travolto da sonorità di ogni tipo, che lo hanno spinto verso un jazz moderno e ricco di riferimenti a più culture, al punto che si avvicina moltissimo alla world music.
In particolare, il recente lavoro Cosmogonie è un bell'esempio di come il suo background lo abbia fatto approdare a questo sound che pesca da diversi paesi, ma che alla fine diventa omogeneo e cosmopolita. Il disco, interamente strumentale, è una sorta di concept incentrato sulla storia dell'universo come vista dalla mitologia greca antica e presenta tredici brani che si susseguono come una sorta di suite in tre parti: The Genesis, The Metamorphosis e The Clash.
Tutto è nato dopo la visione di un concerto di Nils Petter Molvaer su YouTube da parte di Ivanovic, che afferma: "Ho capito che, anche se viviamo in un mondo di video Instagram di cinque secondi, noi musicisti abbiamo comunque il privilegio di suonare concerti in cui il pubblico ci dedica un'ora o due della sua attenzione. Più che mai, ho percepito la responsabilità di cogliere questa opportunità per dire qualcosa e offrire un'esperienza significativa, su una durata di 45 minuti o un'ora, invece di concentrarmi solo su ogni singola traccia".
Anche il gruppo che si lancia in questa sfida sonora può definirsi internazionale, visto che al fianco di Ivanovic troviamo il trombettista greco Andreas Polyzogopoulos, il chitarrista italiano Federico Casagrande e il contrabbassista bulgaro Mihail Ivanov.
Chaos fa da introduzione con percussioni e dissonanze, ma dopo nenache due minuti lascia spazio a Gaia, che ci fa entrare nel vivo dell'opera con una sorta di world music che è il risultato di una felice commistione tra jazz, folk, suoni mitteleuropei, fusion, pop e rock. Si avverte una forte mediterraneità, ma si sente anche lo zampino di Miles Davis, di Pat Metheny, di Allan Holdsworth. Nyx & Erèbe continua a mostrare questo mix universale, ma su ritmi più soft, quasi da jazz notturno e va lentamente e inesorabilmente in crescendo per sette minuti. Diciamo che a questo punto ci sono tutti gli elementi per capire il tipo di disco che stiamo ascoltando. C'è da segnalare che sono presenti quattro tracce incentrate su momenti solisitici: Tartaros (chitarra), Ouréa (tromba, piacevolmente ambient), Mnémosyné (contrabbasso) e Hécatonchires (batteria). E l'ascolto scorre piacevolissimo, merito di ritmi agilissimi, guidati dal drumming solido e fantasioso di Ivanovic, che permette alla tromba di viaggiare liberamente e di essere sempre pronta a dialogare con la chitarra elegantissima o a lasciare spazio a quest'ultima.
Una bella sorpresa, distante dai vari "tipi" di prog oggi ben definiti da caratteristiche precise e che merita attenzione per questo orientamento volto alla contaminazione e per la qualità finale dell'album.
2026, Rue des Balkans
I - The Genesis
1) Chaos; 2) Gaia; 3) Nyx & Erèbe; 4) Tartaros; 5) Ether & Héméra
II - The Metamorphosis
6) Ourèa; 7) Pontos; 8) Ocèanos; 9) Mnémosyné
III - The Clash
10) Ouranos; 11) Hécatonchires; 12) Cronos & Réa; 13) Phoébé
durata totale: 48:02
Srdijan Ivanovic: drums; Andreas Polyzogopoulos: trumpet; Federico Casagrande: guitar; Mihail Ivanov: double bass.
Ivanovic, classe 1983, è un batterista originario di Sarajevo e che già da tempo risiede a Parigi, dopo aver trascorso diversi anni in Grecia in seguito alla guerra in Bosnia e dopo aver studiato in Olanda. Inevitabilmente, tra questi suoi spostamenti e la passione per la musica, è stato letteralmente travolto da sonorità di ogni tipo, che lo hanno spinto verso un jazz moderno e ricco di riferimenti a più culture, al punto che si avvicina moltissimo alla world music.
In particolare, il recente lavoro Cosmogonie è un bell'esempio di come il suo background lo abbia fatto approdare a questo sound che pesca da diversi paesi, ma che alla fine diventa omogeneo e cosmopolita. Il disco, interamente strumentale, è una sorta di concept incentrato sulla storia dell'universo come vista dalla mitologia greca antica e presenta tredici brani che si susseguono come una sorta di suite in tre parti: The Genesis, The Metamorphosis e The Clash.
Tutto è nato dopo la visione di un concerto di Nils Petter Molvaer su YouTube da parte di Ivanovic, che afferma: "Ho capito che, anche se viviamo in un mondo di video Instagram di cinque secondi, noi musicisti abbiamo comunque il privilegio di suonare concerti in cui il pubblico ci dedica un'ora o due della sua attenzione. Più che mai, ho percepito la responsabilità di cogliere questa opportunità per dire qualcosa e offrire un'esperienza significativa, su una durata di 45 minuti o un'ora, invece di concentrarmi solo su ogni singola traccia".
Anche il gruppo che si lancia in questa sfida sonora può definirsi internazionale, visto che al fianco di Ivanovic troviamo il trombettista greco Andreas Polyzogopoulos, il chitarrista italiano Federico Casagrande e il contrabbassista bulgaro Mihail Ivanov.
Chaos fa da introduzione con percussioni e dissonanze, ma dopo nenache due minuti lascia spazio a Gaia, che ci fa entrare nel vivo dell'opera con una sorta di world music che è il risultato di una felice commistione tra jazz, folk, suoni mitteleuropei, fusion, pop e rock. Si avverte una forte mediterraneità, ma si sente anche lo zampino di Miles Davis, di Pat Metheny, di Allan Holdsworth. Nyx & Erèbe continua a mostrare questo mix universale, ma su ritmi più soft, quasi da jazz notturno e va lentamente e inesorabilmente in crescendo per sette minuti. Diciamo che a questo punto ci sono tutti gli elementi per capire il tipo di disco che stiamo ascoltando. C'è da segnalare che sono presenti quattro tracce incentrate su momenti solisitici: Tartaros (chitarra), Ouréa (tromba, piacevolmente ambient), Mnémosyné (contrabbasso) e Hécatonchires (batteria). E l'ascolto scorre piacevolissimo, merito di ritmi agilissimi, guidati dal drumming solido e fantasioso di Ivanovic, che permette alla tromba di viaggiare liberamente e di essere sempre pronta a dialogare con la chitarra elegantissima o a lasciare spazio a quest'ultima.
Una bella sorpresa, distante dai vari "tipi" di prog oggi ben definiti da caratteristiche precise e che merita attenzione per questo orientamento volto alla contaminazione e per la qualità finale dell'album.
2026, Rue des Balkans
I - The Genesis
1) Chaos; 2) Gaia; 3) Nyx & Erèbe; 4) Tartaros; 5) Ether & Héméra
II - The Metamorphosis
6) Ourèa; 7) Pontos; 8) Ocèanos; 9) Mnémosyné
III - The Clash
10) Ouranos; 11) Hécatonchires; 12) Cronos & Réa; 13) Phoébé
durata totale: 48:02
Srdijan Ivanovic: drums; Andreas Polyzogopoulos: trumpet; Federico Casagrande: guitar; Mihail Ivanov: double bass.
Peppe
giugno 2026
giugno 2026
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