Roma, Parco della Musica, 06/03/2026: Magma!

                                      

Il concerto dei Magma è sempre stato per me un evento imperdibile: un momento irripetibile da godersi in compagnia degli amici di sempre. Per questo a Luglio, appena si diffuse la notizia, nel giro di un paio di giorni io e gli "inseparabili brocchi" comprammo i biglietti, assicurandoci i posti che ritenevamo migliori per l’ascolto. Tutto era già pianificato nella mia mente come la classica giornata rilassante: ferie programmate, arrivo nella Capitale in mattinata, una buona gricia e un giro per negozi di dischi in attesa dell’evento. 

La vita, però, non va sempre come previsto e l’imprevisto è costantemente dietro l’angolo. Non dirò il motivo — in fondo non è importante — ma a volte accadono eventi capaci di spegnere ogni desiderio di felicità.


Una settimana prima del concerto è successo uno di questi "eventi", di quelli in cui si perde totalmente la bussola e persino l’amore per se stessi. Precipitando nel profondo della mia tristezza, decisi che non sarei più andato a Roma.

Non avevo fatto i conti, però, con quel sentimento di rispetto e amicizia che lega noi "brocchi" da ormai venticinque anni. Vi garantisco di aver fatto di tutto per risultare odioso: i miei amici hanno incassato veri "calci in faccia", i miei "no" categorici e la mia ostinazione a non voler partecipare. Qualsiasi altra compagnia si sarebbe rassegnata; si sarebbero riorganizzati per godersi la giornata romana lasciando il rompiscatole al suo destino, tanto più che il viaggio d’andata con me rischiava di rovinare il clima del concerto.

Ma i brocchi sono speciali. Hanno sì modificato i programmi, ma solo per costringermi a partire e disarmarmi, affinché potessi godere del concerto nonostante tutto, sapendo bene quanto in realtà ci tenessi.

E così, alle 16:30, me li sono ritrovati sotto casa e siamo partiti verso il Parco della Musica. Avrei voluto stare sulle mie — e in alcuni momenti ci sono riuscito — ma devo ammettere che vederli così emozionati e allegri è stato un vero toccasana per il mio umore. In macchina, il solito chiacchiericcio su musica, donne e "pit stop" notturni (data l'età...) ha reso il viaggio piacevole come sempre. Ho apprezzato il fatto che non mi abbiano chiesto nulla, nemmeno come stessi; con la leggerezza di sempre, hanno chiacchierato e si sono presi cura di me nell’unico modo possibile: presenti ma discreti.

Arrivati al Parco della Musica, ho sentito i primi pesi scivolare via. È un posto bellissimo, dove la serenità regna sovrana in mezzo alla bellezza: libri, musica in sottofondo, un’oasi di pace. Poi, come accade in queste occasioni, abbiamo incontrato gli amici "lontani": è sempre un piacere riconoscersi in una passione che ci fa macinare chilometri, ma che non ci trova mai impreparati. Non li cito solo per evitare di dimenticarne qualcuno!

Giunto il momento della cena, io avevo ancora lo stomaco chiuso da giorni di sofferenza, così gli amici hanno consumato il loro pasto frugale portato da casa (addio gricia!). Siamo entrati. Il posto è stupendo e il mega telone con il simbolo dei Magma mi è parso, stasera, quasi rassicurante. Dopo qualche foto di rito alla strumentazione, si è fatta l'ora dell'inizio. Mi sono reso conto che non sarebbe stato un sold out — la Sala Sinopoli mi è sembrata piena per circa tre quarti — ma non mi importava: ero certo che tutti i veri amanti dei Magma fossero lì.

Ci siamo seduti. Alle prime note di MDK è cominciato tutto. Non solo il concerto, ma un sommovimento interno. Il mio stato d’animo e le tensioni di una situazione assurda erano lì, pronti per essere guidati e manipolati dalla musica. Il coro era potente, il gruppo impeccabile; Christian Vander che assume il ruolo di cantante è stato una sorpresa (temevo non ci riuscisse più, invece mi sono dovuto ricredere visti i suoi frequenti e magistrali interventi).

La musica continuava a lavorare su di me. Mi sono ritrovato a gesticolare ripetutamente con le mani, testimone di qualcosa di talmente bello e appagante da non poter essere contenuto. Le luci erano semplici — sfumature di blu e rosso — e il suono potente ma gentile, totalmente intelligibile. Tutto era al servizio della protagonista assoluta: la musica. Dalla mia posizione vedevo le espressioni di Vander e dei musicisti, impegnati quasi in trance, mentre respiravano in sincronia perfetta con il coro. Un unico suono che ha squarciato il silenzio che abitava in me da troppo tempo.

Ma è stato con Félicité Thosz, durante l’assolo di voce femminile in Teha, che i nodi si sono sciolti: lacrime agli occhi e brividi lungo la schiena. Non pensavo fosse possibile raggiungere un tale picco di serenità nel mio stato di prostrazione.

Il concerto si è concluso con due brani cantati da Vander e diverse standing ovation lunghissime (sia alla fine che ai bis, compreso un secondo che mi è parso non programmato). Mentre gli amici iniziavano i loro commenti — scontati, data la meraviglia a cui avevamo assistito — io osservavo Vander fermarsi con il pubblico, regalare bacchette e firmare vinili. Una figura marziale che rivelava un animo gentile e disponibile. Ho pensato a che fortuna sia essere come lui: un uomo capace di creare una musica che cura il malessere come un medicinale. Grato per questa pausa dal mio inferno personale, ho salutato Vander con un laico "sii benedetto" e mi sono preparato per il rientro.



In auto è successo ciò che mi aspettavo: abbiamo continuato a manifestare la nostra incredulità, certi di aver assistito a uno di quei concerti che ricorderemo per sempre come pietra di paragone. Siamo arrivati a casa mia alle due di notte. Un saluto velocissimo, dato che gli altri avevano ancora un’ora di viaggio, e finalmente un po' più sereno ho sussurrato tra me e me: "Grazie amici, la vita è più bella oggi grazie a voi".

Stamani la mia compagna mi ha chiamato e mi ha detto: "Ora che hai sentito i Magma, ti senti illuminato?". Non sa quanto la sua battuta sia vicina alla verità.


Montag

2 commenti:

  1. Silvio, il tuo non è solo il racconto di un concerto: è una storia di amicizia. Leggendolo si capisce quanto quella serata sia stata importante per te, e quanto la musica dei Magma, insieme alla compagnia dei “brocchi”, abbia avuto il potere di cambiare il colore di una giornata difficile.
    Mi ha colpito molto il passaggio in cui racconti come la musica abbia cominciato a “lavorare dentro” di te e come, con Félicité Thösz, si siano sciolti i nodi. Credo che in fondo sia proprio questo il miracolo della musica: quando arriva nel momento giusto, riesce davvero a fare qualcosa che somiglia a una cura.
    Noi abbiamo semplicemente fatto quello che fanno gli amici veri: esserci. E sono felice che alla fine tu sia partito con noi, perché quella serata è stata speciale per tutti. E sì… forse la tua compagna non è andata così lontano dalla verità: dopo i Magma, un po’ “illuminati” lo siamo stati davvero. Un abbraccio, brocco.

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    1. Grazie di aver letto Nando e grazie dell'abbraccio.

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