UN AUSTRIACO A NEW YORK
Questa è una storia che andava raccontata...
Immaginate la scena: anno 1974, un ragazzo sedicenne, appena arrivato a New York da Vienna, entra negli studi di registrazione Hit Factory e, mentre Roberta Flack e Anthony Jackson sono alle prese con l'incisione dell'LP Feel like makin' love, si presenta affermando: "Il mio nome è Hermann Szobel e sono il più grande pianista che abbiate mai ascoltato". Niente male come inizio, vero?
Invitato a suonare, Szobel incanta tutti con le sue improvvisazioni e con una tecnica prodigiosa e Jackson gli dà il contatto del batterista Casey Conrad per fargli mettere in piedi un gruppo con cui suonare e registrare. Il drummer gli presenta poi il bassista Michael Visceglia che ricorda che ciò che lo colpì maggiormente in Szobel fu "l'intensità dei suoi occhi. Se gli occhi sono realmente lo specchio dell'anima allora fui certo che Hermann Szobel aveva un'anima unica".
ENFANT PRODIGE
Nato nel 1958, Szobel cresce in una famiglia legata al mondo del balletto e già dalla tenera età comincia a prendere lezioni di pianoforte. Partito da un repertorio classico, incentrato soprattutto alle composizioni di Chopin, passa presto sul versante jazzistico, nutrendo un fortissimo interesse verso l'improvvisazione. Crescendo e vedendo i suoi progressi, acquisisce sicurezza e alimenta sempre più un carattere sfrontato e instabile.
Nel 1974 parte da Vienna con destinazione New York. La sua intenzione è quella di registrare un disco strumentale complesso, con musica mai ascoltata prima.
DA BILL GRAHAM ALLA ARISTA
In realtà, Szobel è partito con un asso nella manica non indifferente. Un contatto negli States ce l'ha e si tratta niente di meno che di Bill Graham. Sì, stiamo parlando proprio del celebre promoter titolare dei due famosissimi locali di New York e San Francisco, il Fillmore East e il Fillmore West. Graham, nato a Berlino come Wolodia Grajonca, era il figlio minore di una famiglia ebrea e nel 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, riuscì ad andare negli Stati Uniti. Le sue cinque sorelle restarono in Europa e tra queste c'era Sonja, che diventerà la madre di Hermann. Da bravo zio, Graham mette il nipote appena arrivato nel Nuovo Mondo sotto la sua ala protettiva.
Così, il musicista affitta un appartamento per le prove, che diventa luogo dove iniziano a circolare colleghi e ragazze ed ogni occasione è buona per Szobel per parlare di musica e di filosofia di vita, di come ammiri Zappa, Mahavishnu Orchestra e Weather Report e di come voglia arricchire queste sue influenze con un tocco europeo moderno, prendendo spunto anche dalle esperienze di due pianisti che per lui sono dei punti di riferimento fondamentali, Keith Jarrett e il francese Martial Solal.
Alla fine viene costruita una formazione solida per incidere l'album, composta, oltre che da Szobel e da Visceglia, da David Samuels al vibrafono, alle marimba e alle percussioni, da Bob Goldman alla batteria e dal russo Vadim Vyadro al sax, al flauto e al clarinetto. Szobel si fa portare un pianoforte a coda a casa e le prove con il gruppo sono costanti. E' molto esigente, d'altronde la complessità della sua musica richiede un certo rigore, oltre che qualità tecniche non indifferenti.
Grazie ai contatti di Bill Graham arriva addirittura un contratto con la Arista e come produttore viene chiamato Eddie Kramer, che però non riesce a completare il lavoro, che passa nelle mani di John Struthers e Tom Panunzio agli studi Record Plant nell'ottobre del 1975.
Si comincia ad organizzare anche una band per i concerti e, vista l'indisponibilità di Vyadro e Samuels, vengono reclutati Ken Hitchcock ai fiati e Bill Molenhof al vibrafono e alla marimba. La line-up viene anche allargata dalla presenza di Danny Seidenberg alla viola elettrica.
L'album Szobel vede la luce nel gennaio 1976.
L'ALBUM "SZOBEL"
Szobel è inevitabilmente un disco particolare. Interamente strumentale, si muove di continuo tra jazz, avant-prog, fusion e Zappa.
Mr. Softee apre il lavoro con il tocco leggero di Szobel, ben presto coadiuvato dal sax. E' un inizio elegante, ma dopo un minuto e mezzo cominciano degli stacchi velocissimi, folli, zappiani e per un po' c'è questa dinamica particolare di piano e forte. Gli sviluppi successivi portano ad un jazz-rock vivace e di classe, sempre intervallato, tra cambi di tempo, dalle spinte zappiane già mostrate in precedenza. Una presentazione di tutto rispetto, che mostra un artista dalle idee chiare, che vuole sorprendere l'ascoltatore e che mostra una tecnica mostruosa messa al servizio della composizione, anche grazie alle doti dei musicisti che lo accompagnano.
Il secondo pezzo in scaletta si intitola The szuite e con i suoi dodici minuti e mezzo è il più lungo del lotto. Szobel al principio passa da fughe emersoniane ad altre reminiscenze zappiane. Ben presto l'atmosfera si fa più misteriosa, con un giro di basso ipnotico e reiterato, su cui Szoebel si muove con fare classicheggiante. L'entrata del sax dopo un minuto e quaranta secondi indirizza il brano verso il jazz-rock. Si prosegue con questa alternanza continua tra classica e jazz, tra accelerazioni e rallentamenti, tra oasi melodiche e cascate di note, tra passaggi di solo piano e momenti imponenti di insime, fino ad un finale in cui si vira verso soluzioni reminiscenti di Steve Reich e Philip Glass.
Con Between 7 & 11 e Transcendental floss i musicisti vanno ancora oltre, puntando su una sorta di avant-prog. Pur mantenendo certe peculiarità jazz-rock-fusion, in queste due composizioni riescono ad avvicinarsi molto anche a certo R.I.O., tra tempi composti e spesso sincopati, note squarcianti di sax, piano maestoso e vibrafono che si fa sentire costantemente.
New York City, 6AM porta a termine l'album con soluzioni più atmosferiche, bizzarre e ipnotiche, che trasmettono una sensazione di calma solo apparente, prima di un incedere in crescendo per una splendida conclusione con la quale si riescono a descrivere musicalmente al meglio la solitudine e l'irrequietezza che si possono provare girovagando all'alba tra le strade della Grande Mela.
Un disco a dir poco di grandissimo valore, pieno di composizioni sofisticate, con esecuzioni caratterizzate da un virtuosismo che non diventa mai autocompiacimento. I numerosi passaggi intricati, l'imprevedibilità della musica e la furia tecnica di Szobel sono supportati da un ensemble di musicisti che mostrano il loro talento, a partire dalla sezione ritmica sempre pronta a impegnarsi in continue acrobazie.
PRONTI PER UN SECONDO ALBUM?
Ma, lo avrete capito, Szobel è un tipo molto particolare, con un caratterino non certo facile e con ambizioni decisamente alte. In otto mesi ed una dozzina di concerti in piccoli club le sue manie diventano sempre più un freno. Nonostante ciò e nonostante la scarsa promozione dell'esordio discografico, con conseguenti vendite insoddisfacenti, la Arista spinge per un secondo album ed iniziano anche le session di registrazione. Purtroppo, però, le stravaganze di Szobel e qualche difficoltà economica che incontra fanno sì che non giungano a compimento. Il pianista litiga pesantemente con Visceglia, poi, a quanto pare, un giorno ha una crisi pesante, esce dallo studio e da allora nessuno sente più parlare di lui.
TRA MITO E LEGGENDA
Hermann torna in Europa e letteralmente sparisce. Col passare del tempo si narrano le storie più strane su di lui, da fonti più o meno attendibili. Siamo a livelli di vere e proprie leggende metropolitane... C'è chi dice che giri facendo il mimo, qualcuno afferma che vive da recluso e non se la passi bene, tra problemi economici, psicologici e di droga. Si arriva anche a pensare che sia morto... Nel 2002 la madre ne denuncia la scomparsa. Da successive ricerche pare che negli anni precedenti si sia mosso tra Florida e Israele e che sia poi stato avvistato in California, tra San Francisco e Los Angeles... In particolare, la documentarista polacca Katarzyna Kozyra afferma di averlo intervistato a Gerusalemme per un suo progetto sulla Sindrome di Gerusalemme. Interpellata, la cineasta afferma che Szobel vive tra la strada e una caverna, guadagna pochissimo dipingendo e che ha accettato l'intervista a patto di non essere mostrato nel film, che poi esce con il titolo Looking for Jesus.
La foto segnaletica che la madre aveva mandato all'Interpol, intanto, finisce anche tra le mani di Visceglia. Quest'ultimo, dopo trentacinque anni dal primo incontro con Hermann, sta collaborando alla riedizione in cd di Szobel. Appena vede l'immagine del suo vecchio compagno di avventure musicali non mette in dubbio che sia lui, perchè, nonostante l'aspetto trasandato, con capelli lunghi e barba arruffata, quegli occhi sono inconfondibili.
E arriva nel 2012 la ristampa in cd di quel mitico album, che col passare del tempo è diventato un disco di culto molto apprezzato. E bisogna solo ringraziare l'etichetta Laser's Edge che si è occupata della pubblicazione, perchè finalmente ha reso nuovamente disponibile un gioiello musicale, riportando ulteriore attenzione attorno ad un personaggio così particolare.
Successivamente, qualcuno recupera addirittura quasi venti minuti di vecchie registrazioni inedite dell'esperienza newyorkese e le pubblica su YouTube, dove sono tuttora ascoltabili.
SORPRESE RECENTI
Passano ancora diversi anni senza notizie, poi, anche in un mondo in cui internet riduce le distanze, accade qualcosa che ha comunque dell'incredibile.
Il batterista inglese Andy Edwards (già collaboratore di Robert Plant, IQ, Magenta e molti altri) nel 2024 posta un video su YouTube attraverso cui recensisce entusiasticamente il disco di Szobel e lancia un appello rivolgendosi direttamente a Hermann. Le speranze che potesse arrivare al pianista non erano certo alte, eppure qualcuno vicino a lui vede il video e glielo fa visionare. A quel punto scatta nell'artista una nuova scintilla. Telefona a Visceglia, che inizialmente non riesce a credere che stia parlando realmente con lui. Ma alla fine i dubbi vengono dissipati e i due non solo si organizzano per incontrarsi, ma entrano in studio di registrazione! In seguito, sono stati postati brevi clip dalle session agli studio EastSide Sound di New York. Szobel appare lucido e voglioso di stupire ancora. Da allora, però, tutto tace e ancora non si sa se nuova musica a firma Szobel vedrà effettivamente la luce, ma sono in tanti a sperarci.
Questa è una storia che andava raccontata...
Immaginate la scena: anno 1974, un ragazzo sedicenne, appena arrivato a New York da Vienna, entra negli studi di registrazione Hit Factory e, mentre Roberta Flack e Anthony Jackson sono alle prese con l'incisione dell'LP Feel like makin' love, si presenta affermando: "Il mio nome è Hermann Szobel e sono il più grande pianista che abbiate mai ascoltato". Niente male come inizio, vero?
Invitato a suonare, Szobel incanta tutti con le sue improvvisazioni e con una tecnica prodigiosa e Jackson gli dà il contatto del batterista Casey Conrad per fargli mettere in piedi un gruppo con cui suonare e registrare. Il drummer gli presenta poi il bassista Michael Visceglia che ricorda che ciò che lo colpì maggiormente in Szobel fu "l'intensità dei suoi occhi. Se gli occhi sono realmente lo specchio dell'anima allora fui certo che Hermann Szobel aveva un'anima unica".
ENFANT PRODIGE
Nato nel 1958, Szobel cresce in una famiglia legata al mondo del balletto e già dalla tenera età comincia a prendere lezioni di pianoforte. Partito da un repertorio classico, incentrato soprattutto alle composizioni di Chopin, passa presto sul versante jazzistico, nutrendo un fortissimo interesse verso l'improvvisazione. Crescendo e vedendo i suoi progressi, acquisisce sicurezza e alimenta sempre più un carattere sfrontato e instabile.
Nel 1974 parte da Vienna con destinazione New York. La sua intenzione è quella di registrare un disco strumentale complesso, con musica mai ascoltata prima.
DA BILL GRAHAM ALLA ARISTA
In realtà, Szobel è partito con un asso nella manica non indifferente. Un contatto negli States ce l'ha e si tratta niente di meno che di Bill Graham. Sì, stiamo parlando proprio del celebre promoter titolare dei due famosissimi locali di New York e San Francisco, il Fillmore East e il Fillmore West. Graham, nato a Berlino come Wolodia Grajonca, era il figlio minore di una famiglia ebrea e nel 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, riuscì ad andare negli Stati Uniti. Le sue cinque sorelle restarono in Europa e tra queste c'era Sonja, che diventerà la madre di Hermann. Da bravo zio, Graham mette il nipote appena arrivato nel Nuovo Mondo sotto la sua ala protettiva.
Così, il musicista affitta un appartamento per le prove, che diventa luogo dove iniziano a circolare colleghi e ragazze ed ogni occasione è buona per Szobel per parlare di musica e di filosofia di vita, di come ammiri Zappa, Mahavishnu Orchestra e Weather Report e di come voglia arricchire queste sue influenze con un tocco europeo moderno, prendendo spunto anche dalle esperienze di due pianisti che per lui sono dei punti di riferimento fondamentali, Keith Jarrett e il francese Martial Solal.
Alla fine viene costruita una formazione solida per incidere l'album, composta, oltre che da Szobel e da Visceglia, da David Samuels al vibrafono, alle marimba e alle percussioni, da Bob Goldman alla batteria e dal russo Vadim Vyadro al sax, al flauto e al clarinetto. Szobel si fa portare un pianoforte a coda a casa e le prove con il gruppo sono costanti. E' molto esigente, d'altronde la complessità della sua musica richiede un certo rigore, oltre che qualità tecniche non indifferenti.
Grazie ai contatti di Bill Graham arriva addirittura un contratto con la Arista e come produttore viene chiamato Eddie Kramer, che però non riesce a completare il lavoro, che passa nelle mani di John Struthers e Tom Panunzio agli studi Record Plant nell'ottobre del 1975.
Si comincia ad organizzare anche una band per i concerti e, vista l'indisponibilità di Vyadro e Samuels, vengono reclutati Ken Hitchcock ai fiati e Bill Molenhof al vibrafono e alla marimba. La line-up viene anche allargata dalla presenza di Danny Seidenberg alla viola elettrica.
L'album Szobel vede la luce nel gennaio 1976.
L'ALBUM "SZOBEL"
Szobel è inevitabilmente un disco particolare. Interamente strumentale, si muove di continuo tra jazz, avant-prog, fusion e Zappa.
Mr. Softee apre il lavoro con il tocco leggero di Szobel, ben presto coadiuvato dal sax. E' un inizio elegante, ma dopo un minuto e mezzo cominciano degli stacchi velocissimi, folli, zappiani e per un po' c'è questa dinamica particolare di piano e forte. Gli sviluppi successivi portano ad un jazz-rock vivace e di classe, sempre intervallato, tra cambi di tempo, dalle spinte zappiane già mostrate in precedenza. Una presentazione di tutto rispetto, che mostra un artista dalle idee chiare, che vuole sorprendere l'ascoltatore e che mostra una tecnica mostruosa messa al servizio della composizione, anche grazie alle doti dei musicisti che lo accompagnano.
Il secondo pezzo in scaletta si intitola The szuite e con i suoi dodici minuti e mezzo è il più lungo del lotto. Szobel al principio passa da fughe emersoniane ad altre reminiscenze zappiane. Ben presto l'atmosfera si fa più misteriosa, con un giro di basso ipnotico e reiterato, su cui Szoebel si muove con fare classicheggiante. L'entrata del sax dopo un minuto e quaranta secondi indirizza il brano verso il jazz-rock. Si prosegue con questa alternanza continua tra classica e jazz, tra accelerazioni e rallentamenti, tra oasi melodiche e cascate di note, tra passaggi di solo piano e momenti imponenti di insime, fino ad un finale in cui si vira verso soluzioni reminiscenti di Steve Reich e Philip Glass.
Con Between 7 & 11 e Transcendental floss i musicisti vanno ancora oltre, puntando su una sorta di avant-prog. Pur mantenendo certe peculiarità jazz-rock-fusion, in queste due composizioni riescono ad avvicinarsi molto anche a certo R.I.O., tra tempi composti e spesso sincopati, note squarcianti di sax, piano maestoso e vibrafono che si fa sentire costantemente.
New York City, 6AM porta a termine l'album con soluzioni più atmosferiche, bizzarre e ipnotiche, che trasmettono una sensazione di calma solo apparente, prima di un incedere in crescendo per una splendida conclusione con la quale si riescono a descrivere musicalmente al meglio la solitudine e l'irrequietezza che si possono provare girovagando all'alba tra le strade della Grande Mela.
Un disco a dir poco di grandissimo valore, pieno di composizioni sofisticate, con esecuzioni caratterizzate da un virtuosismo che non diventa mai autocompiacimento. I numerosi passaggi intricati, l'imprevedibilità della musica e la furia tecnica di Szobel sono supportati da un ensemble di musicisti che mostrano il loro talento, a partire dalla sezione ritmica sempre pronta a impegnarsi in continue acrobazie.
PRONTI PER UN SECONDO ALBUM?
Ma, lo avrete capito, Szobel è un tipo molto particolare, con un caratterino non certo facile e con ambizioni decisamente alte. In otto mesi ed una dozzina di concerti in piccoli club le sue manie diventano sempre più un freno. Nonostante ciò e nonostante la scarsa promozione dell'esordio discografico, con conseguenti vendite insoddisfacenti, la Arista spinge per un secondo album ed iniziano anche le session di registrazione. Purtroppo, però, le stravaganze di Szobel e qualche difficoltà economica che incontra fanno sì che non giungano a compimento. Il pianista litiga pesantemente con Visceglia, poi, a quanto pare, un giorno ha una crisi pesante, esce dallo studio e da allora nessuno sente più parlare di lui.
TRA MITO E LEGGENDA
Hermann torna in Europa e letteralmente sparisce. Col passare del tempo si narrano le storie più strane su di lui, da fonti più o meno attendibili. Siamo a livelli di vere e proprie leggende metropolitane... C'è chi dice che giri facendo il mimo, qualcuno afferma che vive da recluso e non se la passi bene, tra problemi economici, psicologici e di droga. Si arriva anche a pensare che sia morto... Nel 2002 la madre ne denuncia la scomparsa. Da successive ricerche pare che negli anni precedenti si sia mosso tra Florida e Israele e che sia poi stato avvistato in California, tra San Francisco e Los Angeles... In particolare, la documentarista polacca Katarzyna Kozyra afferma di averlo intervistato a Gerusalemme per un suo progetto sulla Sindrome di Gerusalemme. Interpellata, la cineasta afferma che Szobel vive tra la strada e una caverna, guadagna pochissimo dipingendo e che ha accettato l'intervista a patto di non essere mostrato nel film, che poi esce con il titolo Looking for Jesus.
La foto segnaletica che la madre aveva mandato all'Interpol, intanto, finisce anche tra le mani di Visceglia. Quest'ultimo, dopo trentacinque anni dal primo incontro con Hermann, sta collaborando alla riedizione in cd di Szobel. Appena vede l'immagine del suo vecchio compagno di avventure musicali non mette in dubbio che sia lui, perchè, nonostante l'aspetto trasandato, con capelli lunghi e barba arruffata, quegli occhi sono inconfondibili.
E arriva nel 2012 la ristampa in cd di quel mitico album, che col passare del tempo è diventato un disco di culto molto apprezzato. E bisogna solo ringraziare l'etichetta Laser's Edge che si è occupata della pubblicazione, perchè finalmente ha reso nuovamente disponibile un gioiello musicale, riportando ulteriore attenzione attorno ad un personaggio così particolare.
Successivamente, qualcuno recupera addirittura quasi venti minuti di vecchie registrazioni inedite dell'esperienza newyorkese e le pubblica su YouTube, dove sono tuttora ascoltabili.
SORPRESE RECENTI
Passano ancora diversi anni senza notizie, poi, anche in un mondo in cui internet riduce le distanze, accade qualcosa che ha comunque dell'incredibile.
Il batterista inglese Andy Edwards (già collaboratore di Robert Plant, IQ, Magenta e molti altri) nel 2024 posta un video su YouTube attraverso cui recensisce entusiasticamente il disco di Szobel e lancia un appello rivolgendosi direttamente a Hermann. Le speranze che potesse arrivare al pianista non erano certo alte, eppure qualcuno vicino a lui vede il video e glielo fa visionare. A quel punto scatta nell'artista una nuova scintilla. Telefona a Visceglia, che inizialmente non riesce a credere che stia parlando realmente con lui. Ma alla fine i dubbi vengono dissipati e i due non solo si organizzano per incontrarsi, ma entrano in studio di registrazione! In seguito, sono stati postati brevi clip dalle session agli studio EastSide Sound di New York. Szobel appare lucido e voglioso di stupire ancora. Da allora, però, tutto tace e ancora non si sa se nuova musica a firma Szobel vedrà effettivamente la luce, ma sono in tanti a sperarci.
Peppe
gennaio 2026
gennaio 2026
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