Ma verifichiamo le coordinate: avete presente quella rock-fusion pirotecnica tipica del Sol Levante, magari quella del Kazumi Watanabe più elettrico?
Bene, perché i tre componenti del gruppo sembrano ispirarsi anche a lui. Pur sfoggiando una notevole perizia tecnica, va detto subito: non fanno altro che muoversi entro uno stilema musicale già ampiamente consolidato.
Il fosgene emanato da Battle on Southern Sea prende alla gola lasciando un piacevole senso di stordimento, anche se il fade-out finale non appare una scelta felice. Dall'assolo di batteria con phaser – molto anni '70 – di Antarctica, si passa al jazz chitarristico più morbido di Kisame, per poi farsi travolgere dalla cavalcata ritmica in Nankai Do. Five Senses, così come la successiva Re-departure, riporta inevitabilmente alla mente certe cose fatte da Watanabe.
C'è poco da aggiungere: si prosegue sul medesimo filone, seguendo schemi collaudati per dare spazio all'assolo di basso e alle velocissime scale di chitarra in No Control, chiudendo infine con il tocco più romantico di Go For A Wander.
La band travolge con irruenza pur rinunciando a distorsioni esasperate e a derive estreme: i "natali" sono nobili e per questo si fanno apprezzare. In definitiva, siamo di fronte a un'onesta riproposizione di sonorità che hanno entusiasmato negli anni '80, ma che oggi faticano a resistere a più di qualche fugace ascolto, magari a tutto volume durante un lungo viaggio in auto.
I Brani:
1 .Battle On Southern Sea (6:54)
2. Antarctica (5:39)
3. Kisame (6:20)
4. Nankai Do (4:25)
5. Five Senses (4:07)
6. Re-Departure (6:31)
7. No Control (5:05)
8. Go For A Wander (6:19)

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