Brani:

1-12 subatomic particles; 2-The Quark Gluon Plasma; 3-The blind zombies; 4-Humanity created the illusion of itself; 5-Atomic New Orleans; 6-Poor Hommo Sapiens; 7-Revolution !!

Formazione:

Copernicus: poetry, lead vocals, keyboards; Pierce Turner: musical director, Hammond B3 organ, acoustic piano, vocals, percussion; Larry Kirwan: electric guitar, vocals; Mike Fazio: electric guitar; Bob Hoffnar: steel guitar; Raimundo Penaforte: violin, acoustic guitar, cavaquinho, percussion, vocals; Cesar Aragundi: electric & acoustic guitar; Frede Parcells: trombone; Rob Thomas: violin; Matty Fillou: tenor saxophone, percussion; Marvin Wright: bass guitar, electric guitar, percussion; George Rush: tuba, contrabass, bass guitar; Thomas Hamlin: drums, percussion; Mark Brotter: drums, percussion.

Executive production: Joseph Smalkowski.2009, Moonjune Records - Durata totale: 73:03

Pensate di essere a New York. E' sera, siete per strada, piove, fa freddo. Vi rintanate in uno di quei club fumosi, con qualche tavolo tondo e un palco per la musica dal vivo.

Vi sedete, un po' inzuppati, ma con la speranza che come accade nei migliori (o peggiori) film americani  una bella ma sfortunata cameriera vi faccia il filo.


Appena vi sedete il concerto comincia, mentre una cameriera, diciamo non proprio con le misure da  fotomodella, come è normale trovare a New York, sgarbatamente vi chiede di spostarvi.

Copernicus, per confortarvi, vi urla, dal palco, una delle sue “sentenze” : “Ehi tu, lo sai che non esisti?”, magari non capite, e chiedete “cosa?” e lui, nell'ilarità degli altri suoi “adepti” ripete: “Si, tu non esisti!”.
Sbigottiti, starete maledicendo, l'acqua, il viaggio che non volevate fare, e i film americani, ma la voce di Copernicus vi entra nel cervello.
La musica, improvvisata, che segue il fluire delle parole a sottolineare ed enfatizzare i suoni e i concetti che Copernicus emette, è suonata bene. Niente, invece, di quello che dice Copernicus è improvvisato.
Tutto è pensato nei minimi particolari, tutto studiato per ottenere l'effetto voluto... effetto che ottiene anche con te, quando vede il tuo sbigottimento negli occhi: ancora una volta ha fatto centro!

E' uno spettacolo del genere che è racchiuso in questo cd che si ama o si odia. Lontano da tutto quello che si conosce, dove la musica, come detto, basata su improvvisazioni, e le poesie di Copernicus si fondono per un progetto affascinante.
Tastiere dissonanti, ma anche ritmi jazzati, con un trombone che tende a caratterizzare parecchi momenti, ma c'è rock, blues, sperimentazione, insomma un po' di tutto e ogni brano ha vita a se stante.
Ad esempio, dopo i primi due brani dominati da tastiere dissonanti e soprattutto dalla (bella) voce di Copernicus, in The Blind Zombies, una chitarra, un coro e una batteria dal ritmo della ballata lanciano un salvagente all'avvilito ascoltatore: un gran bel momento, e bella canzone.
Ma  questi “momenti”  sono sempre dietro l'angolo qui e lì disseminati in maniera accorta, quasi a non voler far distrarre l'ascoltatore da quanto si dice nei testi.
Poor Homo Sapiens, è un altro dei momenti più “romantici” del disco, con chitarra e trombone in bello spolvero a creare un pezzo molto d'atmosfera che lascia il segno.

La tematica, la voce, le ambientazioni musicali, fanno si da sorprendermi a volerlo riascoltare.
E questo non è affatto un dettaglio.

Non mi sento di suggerirne l'acquisto a chi cerca moog, assolo di chitarre o ritmi dispari. Ma chi ha ancora curiosità, voglia di cose nuove e di riflettere sul fatto di come la mente umana abbia bisogno di sondare la realtà in modo diverso da persona a persona, ha sicuramente pane per i suoi denti.

Importante, ovviamente, capire cosa Copernicus ci dice. Per scoprirlo andate nella sezione di Concept e altre storie, dove, per chi non conosce l'inglese, ho provato a spiegare cosa ci dice il nostro menestrello.

 

Montag

gennaio 2012