Il mio 2 Days Prog + 1 di Veruno del 2026

Era il 2015 quando l'annuncio della presenza dei Magma spinse tre brocchi a muoversi dal profondo Sud in direzione Veruno. Non ho presenziato alle seguenti due edizioni, ma dal 2018 non ne ho saltata una. Al di là degli artisti in cartellone, ci sono vari fattori che spingono me e i miei amici a muoverci ogni anno facendo così tanti km. 
 Nessuna descrizione della foto disponibile.
 
Le distanze che ci separano da altri appassionati con cui siamo in contatto da tanto tempo grazie ai social sono spesso ragguardevoli. E il 2 Days Prog + 1 è una bellissima occasione per ritrovarsi, chiacchierare, scambiare pareri sui concerti che ascoltiamo, sui nostri ultimi ascolti, con tanti di loro. E ogni anno ci ritroviamo anche a fare nuove conoscenze. Aggiungiamoci la possibilità - non sempre, ma spesso - di poter avere un contatto diretto con gli artisti. Aggiungiamoci anche la presenza di tanti venditori dai quali spendere e arricchire la propria collezione. Aggiungiamoci, ancora, per noi che veniamo da lontano, la possibilità di fare un po' di turismo in luoghi incantevoli sul Lago Maggiore. Insomma, le motivazioni per muoversi ci sono e non sono poche.

Ovviamente la musica ha un ruolo fondamentale. Ci sono tanti concerti concentrati in tre giorni. Il cartellone può piacere un po' di più o un po' di meno, ma personalmente, tirando le somme, ogni anno sono sempre più gli spettacoli che ho gradito, che non quelli verso i quali non ho avuto molto motivo di interesse.

Veniamo al mio racconto/diario di questa edizione.

Come al solito, viste le distanze, preferiamo partire il giorno prima che inizi il festival. Così giovedì mi sveglio di buon ora e raggiungo i miei amici a Caserta. Il viaggio fila via liscissimo e siamo a Castelletto Ticino ben prima del previsto. Ci sistemiamo con calma all'alloggio scelto, facciamo qualche spesuccia necessaria all'Esselunga e poi via da Doppio Malto per cena e birra. 
 
 con gli Aufklarung

Venerdì 4 settembre 2026

Come prima mattinata, scegliamo di passarla con molta tranquillità scendendo sulla spiaggia vicina al nostro alloggio. Di solito prendo un po' di abbronzatura a mare dalle mie parti, ma noto che anche al Nord le temperature quest'anno sono belle elevate. Il caldo si fa sentire, ma il relax è totale.

Ma veniamo al festival, che non è solo quello sul "campo principale" di Revislate. C'è un Forum a Veruno dove nel pomeriggio ci sono altri concerti e l'apertura del primo giorno tocca a La Sintesi del Viaggio di Es. E' un concerto incentrato prevalentemente su brani del disco in uscita prossimamente, con qualche ripescaggio dei precedenti due. La loro proposta si orienta verso un classicissimo prog sinfonico/romantico all'italiana. Cura delle melodie, equilibrio tra chitarra, tastiere e flauto, variazioni ritmiche... Forse hanno bisogno un po' di rodaggio e di sicuro non siamo di fronte ad una proposta che fa dell'originalità il suo forte, ma mi hanno dato per lo più sensazioni positive e alla fine una sufficienza piena la do senza problemi. Voto: 6

Si va al campo di Revislate. Piccola coda per rinnovare la tessera, scegliere la maglietta di quest'anno (abbiamo puntato tutti e tre su quella con il colore viola) e io compro anche il DVD dell'edizione del 2025.
E' il momento di entrare e rendersi conto della nuova organizzazione di quest'anno che prevede uno spazio davanti al palco per assistere ai concerti in piedi e due tribune messe ai lati del mixer con posti a sedere non numerati. Dal dopo Covid fino all'anno scorso erano invece predisposti solo posti a sedere numerati.

E qui devo fare una piccola parentesi, perchè a questo proposito ci sono state non poche discussioni prima, durante e dopo il festival.
Come ho espresso già sui social la nuova disposizione non mi piace e preferivo la vecchia. Tuttavia, capisco il desiderio di cercare di accontentare un po' tutti, ma la nuova soluzione è decisamente migliorabile. La cosa più positiva è che dalle posizioni centrali delle tribune la visuale è davvero ottima, così come l'acustica. I problemi oggettivi sono diversi. Innanzitutto, dalle posizioni laterali parte del palco non si vede. I sediolini sono troppo ravvicinati e scomodi e anche gli accessi alle tribune andrebbero riguardati. Per di più, poiché i posti non erano numerati, è capitato che per concerti interi numerose sedie erano occupate da zaini e da indumenti. Non bisogna poi dimenticare che gran parte degli spettatori presenti a questi eventi non sono proprio giovanissimi. Stare in piedi per quattro concerti è impensabile per molti e avere difficoltà a trovare posto o doversi accontentare di una posizione con visuale molto limitata non è proprio il massimo.
Insomma, questa scelta di puntare su un "ibrido" di posti in piedi e seduti ha delle buonissime potenzialità, ma è necessario rivedere qualcosina. Il mio auspicio è che, con i dovuti accorgimenti tecnici, vengano per lo meno aumentati i posti a sedere, che tutti offrano una visibilità accettabile e che siano numerati.

Ma veniamo ai concerti della prima giornata (per un riepilogo totale delle mie impressioni insieme a quelle di Geppo e di Montag, con tanto di voti, rimando alla roundtable speciale già pubblicata qui: https://rottersclubprog.blogspot.com/2026/09/rottersroundtable-21-festival-prog.html).
 
I Black Pie
Elena Villa
hanno aperto con un bello spettacolo. Si sono presentati in quartetto e hanno offerto una musica incentrata su un hard rock coinvolgente, con qualche spunto prog qua e là. Bravi, coesi e con il plus della cantante/bassista Elena Villa che oltre ad una bella performance vocale ha un'ottima presenza scenica. Ad un certo punto coinvolge il pubblico invitandolo a indossare delle mascherine per coprire gli occhi distribuite in precedenza e lasciarsi trasportare dal momento. Per aumentare il "tasso prog" della loro esibizione suonano una piacevole versione di Red dei King Crimson.

Gli Anaid erano uno dei gruppi che più ero curioso di ascoltare. E devo dire che la loro performance è stata veramente brillante. Il primo brano eseguito vede la
presenza di ben due bassi elettrici che spingono verso un sound zeuhl molto potente con le loro vibrazioni. Ma la band riesce a dare un tocco di personalità non indifferente, spingendosi verso jazz-rock e jazz. Nel gruppo ci sono musicisti in grado di suonare più strumenti (nell'ultimo pezzo due di loro si sono anche scambiati i ruoli) e la presenza di sax e tromba dona ulteriori colori. Su tutti, spicca la cantante Emmanuelle Lionet, che tiene il palco alla grande e stupisce col suo stile particolare, con testi che non sono veri testi, mischiando parole di varie lingue con suoni onomatopeici, scat e altre invenzioni. Solo una canzone viene presentata dicendo che per alcune cose bisogna essere chiari e già il titolo dice tutto: Gaza. Gran concerto e il pubblico non ha fatto mancare il suo apprezzamento. 

Anaid

I Soen erano l'unico gruppo in cartellone verso cui non avevo il minimo interesse. Ho dato un ascolto all'inizio, poi sono uscito; ho incontrato un po' di conoscenze varie, ho fatto i primi acquisti e, come previsto, è stato il momento di cenare insieme agli altri brocchi.

La serata si chiude con la prima assoluta dei Voyage 35, band creata da Colin Edwin e John Wesley per riproporre la musica dei primi dischi (e nettamente migliori) dei Porcupine Tree. La band si è mostrata coesa e ha offerto una buonissima prestazione, recuperando tante belle cose fatte dai "Porcospini" della prima ora. Hanno scelto di variare un po' gli arrangiamenti e i suoni, in particolare con una chitarra più distorta rispetto alle prove in studio. Scelta coraggiosa, ma comprensibile, per evitare l'effetto "cover band che fa il compitino". Così c'è una maggiore personalizzazione dei brani, ma si perdono un po' quelle atmosfere oniriche suggestive che caratterizzavano gli episodi originali. Sono rimasto comunque soddisfatto.

Voyage 35

Sabato 5 settembre 2026

Doriana e Michele 

De Luca

 
A causa di un piccolo imprevisto non riusciamo a fare i giri turistici che avevamo in programma. Lavoriamo un po' sullo speciale che pubblicheremo alla fine del festival e ci organizziamo per come arrangiarci in una giornata che poteva essere complicata. E qui ringrazio pubblicamente Andrea "Ayrton" per la mano che ci ha dato.

Il pomeriggio al Forum prevedeva uno dei momenti che maggiormente attendevo e cioè il concerto degli Aufklarung. Ho un debole verso la band pugliese da quando nel 1995 esordirono con il bellissimo De la tempesta l'oscuro piacere. Un disco che contribuì non poco ad alzare le medie qualitative del prog italiano in quel periodo. Purtroppo non sono riusciti a dare un seguito a quel lavoro prima del 2025. E l'anno scorso proprio al festival di Veruno, con mia totale sorpresa, vidi in vendita la seconda opera del gruppo Nell'idea di un tempo che, che comprai a scatola chiusa. E' un disco che ricalca in pieno lo stile del debutto, con la differenza del cantato in italiano, che dona un tocco mediterraneo in più. La sera prima del concerto al Forum avevo avuto il piacere di conoscere Marco Mancarella, tastierista e membro originale della band, che mi aveva presentato due new entry rispetto al passato, la flautista Doriana De Luca e suo fratello, il cantante Michele, tutti visibilmente contenti di essere al festival. Il concerto si apre con un medley di due pezzi da novanta del loro primo disco, Il funerale della luna e Jetho van Hall. Poi largo ai brani dell'album più recente, che anche dal vivo reggono bene il confronto con il passato del gruppo. Gli Aufklarung sono stati fantastici. La qualità della loro proposta emerge anche nella dimensione live, grazie a musicisti preparati ed affiatati, a composizioni solide nella loro costruzione, con quelle dinamiche affascinanti che permettono di passare da momenti delicati con flauto, chitarra e piano a dialogare fino ad esplosioni più solenni e a parti soliste misurate ed eleganti. Un plauso anche al cantante Michele autore di una performance ampiamente positiva sia da un punto di vista vocale che scenico, cosa non sempre facile da riscontrare nel prog italiano. Voto: 9
 
Aufklarung
 
Entusiasmato dall'esibizione degli Aufklarung ho seguito solo parzialmente quella di Leonetti dei Lazuli, presente in trio. Per quel poco  che ho visto, ho notato una grande professionalità, con musicisti in gamba, ed una proposta sonora sì valida, ma anche un po' troppo diretta per i miei gusti. Dopo una quindicina di minuti ho preferito andare fuori per passare un po' di tempo con gli Aufklarung, conoscere gli altri membri con cui non avevo ancora avuto occasione di dialogare, parlare un po' della loro performance e non solo e fare qualche foto di rito. Spero con tutto il cuore che riusciranno a dare continuità alla loro attività, perchè sono davvero una grande band.
 
Ottone Pesante
Sul palco principale ad aprire la giornata sono gli Ottone Pesante. Gruppo particolarissimo, un trio con tromba, trombone e batteria. I preascolti prima del festival mi facevano vedere sia una grande forza espressiva, sia dei momenti troppo duri, di vero metal quasi estremo, che non mi convincevano. A Veruno hanno presentato alcuni brani che prediligevano un jazz sperimentale e molto libero ed altri davvero pesantissimi con una batteria che viaggiava a velocità folli. I primi li ho graditi moltissimo, gli altri per niente. Per me sono un gruppo dalle potenzialità enormi e il brano finale dilatato con tanto di effetti elettronici è lì a dimostrarlo. Probabilmente continueranno a far convivere le loro due anime. Ma io, tra quelle due anime, ho una preferenza molto decisa...

E' il momento di un'altra prima assoluta in concerto, quella del Samurai del Prog. Si tratta di un progetto portato avanti da diversi anni dal bassista Marco Bernard (non presente però nella formazione live) nel quale collaborano a distanza musicisti provenienti da ogni parte del mondo. L'orientamento per i dischi è sempre stato verso un prog sinfonico molto classico e ben eseguito, non certo innovativo, ma sempre di qualità. Per questo loro "battesimo" si presentano con una formazione che vede il fido collaboratore di Marco Kimmo Porsti alla batteria, l'italiano Marco Grieco alle tastiere (uno dei più presenti negli album), Toni Jokinen alle chitarre, Jan-Olof Strandberg al basso, Risto Sakari Salmi ai fiati. Il gruppo suona brani tratti da diversi concept del Samurai mantenendo intatto il rock sinfonico più classico, per la felicità dei tanti appassionati del genere. Per me concerto piacevole, anche se ho l'impressione che più suoneranno più saranno convincenti. Sorpresa annunciata la presenza della brava Elisa Montaldo nel finale per l'esecuzione del brano Washing the clouds, tratto dall'album solista Fistful of planets part II.
 
Samurai of Prog con Elisa Montaldo

Il concerto dei Ritual è stato sicuramente un altro bel momento del festival. La band svedese è coinvolgente, dialoga con il pubblico ed è abile a muoversi su territori che variano dai Gentle Giant, al folk, all'hard rock. alternando strumentazione elettrica e acustica. Mentre suonavano mi sono assentato per una quindicina di minuti per fare degli acquisti, ma ho sempre tenuto l'orecchio attento anche a distanza. Ho preferito altri concerti in questa edizione, ma loro fanno sicuramente una gran bella figura.
 
Ritual

Si avvicina l'evento clou della serata e dopo una cena veloce e fugace eccomi pronto per Martin Barre che con la sua band è pronto a catapultarci nella musica dei Jethro Tull. Inizialmente resto un po' interdetto dall'assenza del flauto. Ma la proposta del chitarrista convince sempre più con il passare dei minuti. Vengono eseguiti principalmente i brani più abrasivi dei Jethro Tull, con i picchi che per me sono stati Aqualung e To cry you a song. Ci sono comunque ripescaggi sorprendenti, quali Wind up e Hymn 43. Stravagante la cover di Eleanor Rigby in versione hard rock. Divertente il siparietto di Serenade for a cuckoo, introdotta ironicamente da Barre spiegando in maniera sarcastica ed elementare le caratteristiche del flauto e dicendo quanto sia facile da suonare anche per un chitarrista come lui. E dopo averlo suonato, alla fine della canzone, mentre lo va a posare, fa il gesto di spaccarlo sulla gamba. C'è da dire che il musicista è in gran forma, quasi sbalorditiva per chi è vicino agli 80 anni. Sembra che si stia sfogando per bene dopo tanti anni passati un po' all'ombra di un leader accentratore. E nel concerto dimostra chiaramente la sua importanza, sembra quasi dire "guardate e ascoltate, i Jethro Tull erano anche questo". A dir poco ottima la prestazione del cantante. Concerto veramente bello e trascinante.
 
Martin Barre Band

Domenica 6 settembre 2026

Mattinata all'insegna del riposo. Ci svegliamo con calma. Ci muoviamo con calma. E ci dirigiamo verso Arona, dove per pranzo abbiamo prenotato all'ottimo ristorante L'Osteria d'Asti, già "testato" nei due anni precedenti e confermato come assoluta garanzia culinaria. Anche stavolta ci siamo deliziati.

Il nostro andare con calma in questa giornata ci fa perdere una ventina di minuti dell'esibizione dei Fungus Family al Forum. Ma il set che riesco a vedere mi convince assolutamente. La band è solida e presenta un heavy prog tosto, con meccanismi ben oliati. Peccato un po' per l'acustica che non favorisce queste sonorità, ma è stato un bel concerto e si segnala la presenza del tastierista Agostino Macor (Finisterre, Maschera di Cera, Zaal e tanti altri progetti), aggregatosi per l'occasione. Voto: 7,5
 
Fungus Family

Dopo i Fungus Family c'erano gli Efemeral, ma uscendo a salutare Macor incontro un bel po' di altri musicisti (che mi aggiornano sulle loro attività) e amici e il tempo vola via velocemente, così rinunciamo a vedere gli ultimi minuti per andare a prendere posto a Revislate.

Al campo sportivo aprono i Limite Acque Sicure. Che giocano sul... sicuro, con il loro prog sinfonico all'italiana più classico che si può. Il concerto scorre via con gradevolezza, ma senza picchi, tranne il momento in cui a prendere il centro del proscenio è la flautista, che sfodera anche una prova canora di assoluto valore e aiuta a raggiungere una piena sufficienza nel mio personalissimo "tabellino".

A seguire, è il turno dei canadesi Half Past Four, che ero molto curioso di seguire. Si tratta di una band tecnicamente impressionante. Non sbagliano nulla e sono coinvolgenti con un mix intrigante in cui si incrociano King Crimson, Gentle Giant, Echolyn, hard rock, Kate Bush, musica circense... La cantante Kyree Vibrant conferma tutto ciò che di buono aveva già mostrato nei dischi in studio. Poliedrica, capace di spaziare ovunque col suo timbro vocale, quasi incredibile la somiglianza con la Bush in alcuni pezzi eseguiti. E anche come presenza scenica dimostra grandi doti riuscendo a coinvolgere al meglio il pubblico. A tratti la band mi dà l'impressione di "bearsi" un po' troppo della propria bravura, ma è stato sicuramente uno dei concerti più belli di quest'anno.
 
Half Past Four

Ed ecco i Paatos, una band che ho seguito con estremo piacere fin dagli esordi e che dopo parecchi anni di silenzio è tornata all'attività discografica lo scorso anno con il bel disco Ligament
Petronella Nettermalm
. Per me rappresentavano l'attrattiva principale di questa edizione. Ho letto e ascoltato pareri molto contrastanti sulla loro esibizione. La mia idea, un po' controcorrente, è che siano stati il top del festival. Pescando un po' da tutta la loro discografia hanno offerto una performance assolutamente perfetta. Certo, non sono appariscenti, non fanno sfoggio di tecnica, non si rifugiano in cliché molto amati dai seguaci del prog più sinfonico. Ma offrono una serie di canzoni solidissime, belle, estremamente malinconiche, spesso dai ritmi molto lenti e con toni dimessi. Se cercate allegria e spensieratezza non sono il gruppo che fa per voi. Ma se amate atmosfere elegiache, evocative di lande desolate, di amori perduti, di difficoltà, i Paatos sono perfetti. E anche con i brani più up tempo non cambiano le cose. I musicisti sul palco non fanno acrobazie, ma ognuno svolge il proprio compito senza sbavature, creando quelle suggestioni descritte e ipnotizzando i loro seguaci. E anche le luci quasi sempre tra il blu e il viola fanno la loro parte. Poi c'è Petronella Nettermalm. Presenza incredibilmente magnetica e catalizzatrice, senza ricorrere a "effetti speciali". E oserei dire che le sue doti canore traspaiono dal vivo ancora di più di quanto si noti sui dischi in studio.
 
Paatos

Dopo questo concerto vado un po' in giro a fare gli ultimi acquisti, a farmi autografare il vinile di Kallocain dai Paatos e a scambiare due parole con loro esternando tutta la mia ammirazione. Non vedo, perciò, i primi brani dell'esibizione dell'attesissimo Todd Rundgren, ma presto attenzione anche da fuori. Recupero poi la mia posizione sulle gradinate e mi posso concentrare maggiormente. Nessuno può negare la classe di un artista così navigato e di culto. Nessuno può negare il talento di una band che suona divinamente. Ma ammetto che io ero partito con la speranza che avrebbe concesso un 20/30 minuti al suo repertorio più prog, "adattandosi" all'evento. Così, dopo una mezz'oretta ero già a sperare e pensare "ecco, ora fa qualcosa degli Utopia" e invece alla fine ha dato solo un contentino con una versione mignon di The ikon di circa quattro minuti, prediligendo un repertorio incentrato su pop, rock e soul. Per questi motivi il concerto non mi ha coinvolto in maniera esagerata e, pur riconoscendo la statura enorme di Rundgren, nella roundtable non mi sono sentito di dargli più di un 6.
 
Todd Rundgren

E finisce così anche per il Rotters' Club l'edizione 2026 di questa splendida manifestazione.

Cosa resta per me? 
Restano tre giorni di bella musica. Anche quest'anno, come anticipato e come descritto, sono stati più i concerti che ho gradito, rispetto a quelli che non hanno suscitato interesse.
Restano tre giorni condivisi con amicizie importanti quali Geppo e Montag e se sono più salde che mai è gran parte merito delle nostre scorribande per eventi del genere.
Restano tre giorni trascorsi in quella che è una comunità particolare come quella del progressive rock, nella quale a volte ci sono forti incomprensioni e che è spesso divisiva. Ma è una comunità di cui mi sento parte da oltre venticinque anni e che mi ha permesso di conoscere tante belle persone, tra ascoltatori, addetti ai lavori e musicisti, che è un piacere enorme ritrovare anno dopo anno per condividere una volta di più questa bellissima passione comune. E ormai sono davvero tanti per citarli tutti, inevitabilmente dimenticherei qualcuno.
 
Con i Paatos
  
Se tutto questo è possibile, bisogna fare un enorme ringraziamento anche in questo 2026 all'organizzazione che permette tutto ciò. Certo, ogni partecipante sogna l'edizione "perfetta", con i gruppi e gli "stili" del prog che predilige, con il modo di fruizione preferito, con ogni minimo particolare a suo posto. Ma è un tipo di perfezione che non può esistere. 
Mi permetto un piccolo appello. E' emerso che l'organizzazione è stata oggetto di offese e insulti e in uno sfogo nell'ultima giornata con un finale un po' sopra le righe (da parte mia ampiamente perdonato, dopo che, a mente fredda, il giorno dopo si è capita l'esagerazione verbale) è stata esternata pubblicamente una comprensibile delusione da parte di un paio di membri dello staff. E' indubbio che le persone che ogni anno si impegnano per farci godere dei tre giorni descritti non meritino tutto questo. Anzi, meritano un encomio. Ma non meritano nemmeno ruffianerie forti di chi dice che tutto è perfetto così e nulla va cambiato (per poi aggiungere minacce del tipo "cambiate qualcosa e io e altre 20 persone non veniamo più"). La nuova disposizione con parte di posti in piedi e parte a sedere può essere buona e accontentare ogni esigenza, ma a patto di qualche miglioria. Si era detto che si sarebbe visto come sarebbe andata e poi sarebbero state prese decisioni per il 2027. Spero che certi difetti oggettivi emersi siano corretti, in maniera tale da dare realmente soddisfazione in futuro a tutti i partecipanti per quanto riguarda questo aspetto. 
Staff del 2 Days Prog + 1, non ve la prendete per qualche critica costruttiva. E' comprensibile, invece, la vostra amarezza di fronte ad offese e insulti totalmente fuori luogo e avete tutta la mia solidarietà. Da parte mia, quindi, aggiungo alle osservazioni appena esposte l'ennesimo grazie anche quest'anno per avermi fatto godere di tre giorni (che poi sono in realtà cinque considerando il viaggio di andata e quello di ritorno) fuori dal mio mondo abituale e in compagnia di belle persone e bella musica. Intanto, continuo a sognare di vedere su quel palco prima o poi After Crying e Isildurs Bane, che considero le due più grandi prog bands post anni '70.

Peppe
settembre 2026

1 commento:

  1. Per vari motivi che non è necessario evidenziare in quanto personali, non farò il mio diario dell'esperienza condivisa con Te e Silvio: anche questa volta ci siamo dimostrati una macchina perfettamente oliata, un trio che, seppure nelle diversità di opinione musicale, riesce a fare gruppo in modo unito, compatto e solidale. Sulle considerazioni espresse per la nuova organizzazione non entro nel merito, condividendo quanto hai scritto, ma una cosa voglio rimarcare. È stato lasciato libero arbitrio agli utenti affinché si organizzassero liberamente tra lo stare in piedi o seduti, dando vita a una serie di comportamenti da una parte disdicevoli e dall'altra di una tolleranza ed educazione encomiabile. Il bello che ho sempre apprezzato fino a ieri era quell'aria placida e serena di condivisione della musica e degli spazi che la accolgono, scaccia pensieri e tensioni: quest'anno è venuta un po' meno, ma per fortuna non si è accesa nessuna potenziale miccia per un cappello lasciato incustodito sulla sedia ed opportunamente spostato da chi aveva bisogno di stare seduto. Al di là di questo, resta un festival importante e unico nel suo genere, occasione d'incontro per rinsaldare vecchie amicizie e farne di nuove. Lunga vita al 2+1 Days Prog Festival!

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