Sterbus - Black and gold

Sterbus è la sigla dietro cui si muovono Emanuele Sterbini e Dominique D'Avanzo. Ci occupiamo per la prima volta di questo duo con il loro album più recente, Black and gold, uscito nel 2025. Coadiuvati da una nutrita schiera di collaboratori, Emanuele e Dominique continuano il loro percorso musicale realizzato attraverso l'unione di più stili, con influenze molto variegate, per un risultato finale che risulta comunque credibile e ricco di personalità.

Se Any longer è una breve introduzione di quaranta secondi dai connotati folk con chitarra acustica, voce e slanci di sei corde elettrica, Afriston two four five comincia a delineare meglio le cose con una ricchissima strumentazione (con i fiati che si ritagliano ampi spazi tra un'impennata elettrica e l'altra) ed un orientamento che mescola psichedelia, indie rock, echi floydiani nel rallentamento dopo un minuto e mezzo, vagiti canterburiani e riferimenti ai Cardiacs, che a quanto pare sono una passione importante per Emanuele. E' solo l'inizio di un viaggio sonoro suggestivo di quasi trentotto minuti, nei quali affrontiamo gli archi classicheggianti di War waltz, una Virginia flows che rievoca i Beatles più stralunati con un basso distorto in bella evidenza, il folk bucolico che si trasforma in una cavalcata elettrica in Renaissance, il cantautorato sghembo di Black and gold e di Undone, le melodie e le atmosfere un po' XTC, un po' Radiohead di Two elms, lo space-rock bizzarro di The greatest possible happiness, il romanticismo passionale, ma non melenso di Careful of neon light, inizialmente delicatissima con piano e voce, poi più variegata con tanto di fisarmonica. E si arriva al minuto conclusivo di Down the reverb, con la sola chitarra acustica (e il rumore dell'acqua) ad accompagnarci in un malinconico finale.

Sterbini e la D'Avanzo sono impegnati con svariati strumenti, ma offrono anche performance vocali che sono un ulteriore "plus", alternandosi alla guida, oppure creando armonie particolari. E in tutto questo rivestono un'importanza fondamentale anche i testi (in inglese), con due omaggi a Virginia Woolf e con le parole di Dominique su inquietudini contemporanee, attraverso le quali giungono lucide riflessioni su guerra, vulnerabilità dell'essere umano, salute mentale, fragilità emotive, non senza un barlume di speranza.

Black and gold, così, risulta un disco da non ascoltare con superficialità, perchè ogni brano svela intuizioni particolari all'interno del pot-pourri sonoro descritto, che denota una maturità espressiva completa, capace di elevare non di poco la cifra stilistica degli Sterbus.

2025, Records DK

1. Any Longer (0:40); 2. Alfriston Two Four Five (5:51); 3. War Waltz (2:21); 4. Virginia Flows (2:32); 5. Renaissance (3:54); 6. Black and Gold (3:17); 7. Two Elms (4:52); 8. The Greatest Possible Happiness (2:54); 9. Undone (4:27); 10. Careful of Neon Lights (5:39); 11. Down the Reverb (1:04)


durata totale: 37:57

Emanuele Sterbini: classical, acoustic and electric guitar, bass, piano, mellotron, vocals, tambourine, Poly D, drums, programming, clapping; Dominique D'Avanzo: flute, tenor sax, clarinet, whistle, clapping, vocals, stylophone
Leonardo Mirenda: electric guitar; Alessandro Palermo: drums; Davide Di Giovanni: clavinet; Max Crowe: Arp Odissey; Edoardo Taddei: stunt guitar solo; Francesco Grammatico: Poly D, trumpet, trombone, cello; Brenda Gaga: shaker, tambourine, vibraslap, chimes, cartoon timpani; Layer Bows: String Quartet, strings; Paolo Sala: String Quartet arrangement; Debz Maher: voice; Peter Lawson: guitar; Sam Healy: strings, synth, sound design; Leonardo Mirenda: electric guitar and 12 strings acoustic guitar; Pablo Tarli: timpani; Riccardo Piergiovanni: synth; Riccardo Angiolari: clapping; Luca Venitucci: accordion

Peppe
agosto 2026

2 commenti:

  1. Ho ascoltato recentemente questo lavoro di Sterbus, duo che non conoscevo. Condivido la tua recensione, in particolare le citazioni di XTC e Radiohead, due gruppi non prog che ho sempre apprezzato molto (in particolare XTC). L'ho trovato solo un po' troppo malinconico, ma ci puo' stare. Il fatto e' che album come questi andrebbero ascoltati piu' volte, ma il bombardamento quotidiano di novita' e la curiosita' che ne consegue ti "obbligano" a rivolgere l' attenzione altrove. Cosi' da scartare lavori che magari sono pregevoli ma che ad un primo ascolto distratto non hanno impressionato.
    Giuse

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    1. Sì, con le numerose (troppe) nuove uscite, a volte può capitare un ascolto disattento. Avevo sentito parlare degli Sterbus, ma questo è stato il mio primo approccio con la loro musica e mi ha colpito davvero molto favorevolmente, proprio perché le varie influenze vengono ben amalgamate, con un risultato finale tutt'altro che dispersivo. La malinconia in certa musica (come in questo caso) può essere un ulteriore punto a favore ;-)

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