Submarine Silence - Atonement of a former sailor turned painter

Il gruppo Submarine Silence esordì nel 1995 in un tributo ai Genesis e anche per questo poteva sembrare un progetto estemporaneo, ma ha resistito poi nel corso degli anni e, pur con qualche pausa, è arrivato al quinto album con questo Atonement of a former sailor turned painter. Tutto ruota attorno alle figure di Cristiano Roversi e David Cremoni, già membri dei Moongarden, che oggi troviamo affiancati da un'ottima coppia di cantanti formata da Guillermo Gonzales e Manuela Milanese e da una sezione ritmica che vede due musicisti esperti quali Marco Croci e Maurizio Di Tollo.
 
L'indirizzo dei Submarine Silence continua ad essere quello di un prog sinfonico e romantico che vede come patri putativi Genesis, Camel e Yes. Per avere questa conferma basta l'ascolto della ptima traccia Majestic whales, strumentale e che vede complice anche un ispirato Roine Stolt dei Flower Kings impegnato in un brillante guitar-playing. E' solo il primo tassello di un disco che già a partire dal secondo brano Les mots que tu ne dis pas si fa molto più vivace, presentando tutte quelle caratteristiche che attraggono chi ama questo tipo di prog, tra dinamiche curate, cambi di ritmo, tempi composti, passaggi strumentali prolungati con momenti solistici ottimamente eseguiti e abili intrecci tra tastiere e chitarre. Bravi i due vocalist, la cui alternanza è un altro elemento a favore del disco. A tal proposito si segnala anche la curiosità che per i testi si è scelto di puntare principalmente sull'inglese, ma in alcuni frangenti si ascoltano anche passaggi in francese, portoghese, creolo e olandese.
 
Il momento clou è comunque rappresentato dalla lunga suite che dà il titolo al disco. Qui siamo veramente su alti livelli di prog sinfonico all'inglese vecchia maniera; un'architettura decisamente solida, tra impasti elettroacustici, affascinanti melodie, sound che passa dal bucolico e raffinato al pienissimo e maestoso (e viceversa) con conseguenti variazioni d'umore, l'effetto sempre da brividi del mellotron, gli echi genesisiani sempre presenti... Sicurmente uno dei picchi dell'intera carriera dei Submarine Silence.
 
Doveroso anche fare cenno alla parte grafica splendidamente curata dal bravissimo Ed Unitsky, artista di spicco del panorama prog odierno. Ogni brano è accompagnato da un immagine che lo descrive, sempre con scenari marini. E' poi possibile approfondire il concept leggendo le esaustive note sul libretto di accompagnamento.
 
I Submarine Silence continuano a portare il prog sinfonico "storico" ai giorni nostri con risultati ampiamente positivi. Non c'è da aspettarsi innovazione con la loro musica, ma "semplicemente" tantissima qualità.

2025, Ma.Ra.Cash Records

1) Majestic Whales (6:38); 2) Les mots que tu ne dis pas (6:13); 3) Limbo of the Rootless (8:06); 4) Atonement of a Former Sailor Turned Painter (21:05): I. Guadeloupe; II. Port of Spain; III. Shango Orishas; IV. The Floating Painter's Palette; V. Chanson a la lune; VI. Port-Au-Prince; VII. Niet Vergeten!; VIII. Self-Portrait for Two; 5. Zena (extra Track) (3:13)

durata totale: 45:29

Guillermo Gonzales: vocals, lyrics; Manuela Milanese: vocals; David Cremoni:  electric guitars, 6 & 12 strings acoustic guitars; Marco Croci: bass; Maurizio Di Tollo: drums & percussion; Cristiano Roversi: organ, piano, mellotron, keyboards, bass pedals, additional instruments
featuring Roine Stolt: electric guitar (on 1)

Peppe
aprile 2026

2 commenti:

  1. Recensione condivisibile ma, da conoscitore dei Submarine Silence, direi fin troppo prudente. A questo punto della loro carriera parlare ancora di progetto “estemporaneo” ha poco senso: con Atonement of a Former Sailor Turned Painter siamo davanti a una band matura, con un’identità ormai solidissima.
    I riferimenti a Genesis, Camel e Yes ci sono tutti, ma non sono semplice derivazione: i Submarine Silence parlano quella lingua con voce propria. Ottima apertura con “Majestic Whales” (impreziosita da Roine Stolt), ma è nella lunga suite che il disco tocca davvero vette altissime, tra costruzione impeccabile, grande respiro melodico e un uso del mellotron da brividi.
    Molto riuscita anche l’alternanza vocale e curatissima la dimensione visiva affidata a Ed Unitsky.
    Non c’è volontà di innovare a tutti i costi, ed è giusto così: qui l’obiettivo è portare il prog sinfonico classico al massimo livello possibile oggi. E, francamente, ci riescono in pieno.

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    1. be', ce ne fossero gruppi così che riprendono "quella" musica 🙂 pensavo che dalla recensione si capisse che il disco mi è piaciuto assai 🙂 sottolineo solo che ho parlato di progetto che agli esordi *poteva sembrare* estemporaneo, poi fortunatamente hanno fatto degli album uno più bello dell'altro per gli amanti del genere. Fondamentalmente concordo con le tue osservazioni.

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