Batteria, Voce - Christian Vander
Voci: Hervè Aknin, Isabelle Feuillebois, Sylvie Fisichella, Laura Guarrato, Caroline Indjein;
Basso: Charles Lucas;
Chitarra: Rudy Blas;
Tastiere: Thierry Elliez e Simon Goubert.
Scaletta Concerto:
Mekanik Destructiw Kommandoh
Hhai
Felicitè thosz
1° bis: Ehn deiss
2° bis:The night we died
Io, Nando, Silvio e Peppe (in foto anche l'amico Achille) alla volta di Roma per assistere al concerto programmato sin dal 31 luglio 2025. Un’attesa lunghissima, ormai una prassi per i concerti, accompagnata dalle incognite che possono sorgere nel tempo, mettendo a rischio la partecipazione a un appuntamento tanto agognato. L'essermi prodigato nell’impegno organizzativo, restando focalizzato sull’obiettivo, ha aiutato a mitigare le incertezze nate nella settimana precedente l'evento.
Dopo un viaggio tranquillo e un arrivo con il giusto anticipo che ci ha permesso di salutare amici provenienti da tutta Italia, siamo entrati nella fantastica Sala Sinopoli dell’Auditorium. Anche se non era sold out, la sala era gremita. Dalla fila 7 (posti dall'1 al 7) abbiamo goduto di una visuale perfetta e di un’ottima qualità audio. In breve il concerto è stato emozionante e ha coinvolto profondamente il pubblico, che ha riservato diverse standing ovation al gruppo, il quale ha ricambiato concedendo ben due bis. La location si è rivelata ideale per la proposta musicale classico-contemporanea peculiare di un gruppo cardine del rock progressivo - corrente zeuhl. I sorrisi e i visi visibilmente commossi dei musicisti al momento dei saluti finali testimoniano che, anche per loro, è stata una serata da ricordare con affetto.

Un pò di considerazioni di dettaglio.
I circa 1100 posti della sala erano occupati "a macchia di leopardo", con un 20/25% di poltrone libere; io stesso ne avevo due vuote alla mia destra, in una posizione centralissima e molto ambita in fase di prenotazione. Ho pensato a una coppia impossibilitata a partecipare all’ultimo momento, ma anche al fatto che raggiungere la capitale da un’Italia così "lunga e stretta" comporta sacrifici notevoli in termini di tempo e denaro. Certamente l’unicità dell’evento lo rendeva imperdibile, ma trovo giustificabile il mancato sold out, che pure sulla carta era possibile.

La percezione è stata particolarissima, di quelle che si provano raramente. È vero che qui, come non mai, si esegue una partitura restando nei rigidi binari del pentagramma; le parti soliste sono rare e solo in quei frangenti ci si concede qualche libertà. Tuttavia, tutti i musicisti riescono a trasmettere un tale pathos partecipativo che persino un mio amico, non troppo avvezzo a questo genere, mi ha confessato di essere stato emotivamente rapito.
Sottolineo questo aspetto perché spesso, in altri contesti, ho riscontrato un "approccio impiegatizio" sul palco: nonostante l'indubbia bravura, molti musicisti si limitano a riprodurre fedelmente il lavoro in studio, rendendo amorfo un momento che, per definizione, dovrebbe essere vivo. Fortunatamente, la caratura dei Magma ha spazzato via ogni dubbio in merito.
Le luci si spengono, inizia il concerto. Le prime note di M.D.K. si espandono nel teatro; cerco di decifrare i suoni in uno stato emotivo guardingo, quasi di incerta attesa. Buona l'intellegibilità di batteria, chitarra e basso, mentre inizialmente fatico a distinguere le differenze tra le due tastiere. La voce maschile è chiara, centrale e con un volume misuratissimo; i cori femminili, compatti e avvolgenti.
Il suono generale appare quasi “acustico”, totalmente diverso dai live all’aperto dove spesso si enfatizzano le frequenze per impressionare il pubblico. Qui siamo vicini alla linearità dei controlli di tono (flat), una scelta che permette di concentrarsi sulla musica e catturare i dettagli delle lunghe e articolate composizioni. In questo contesto la resa sonora è “morbida”, differente dalla veemenza dei dischi live in mio possesso.
Si apprezzano enormemente le dinamiche strumentali: suonano tutti superbamente. Incredibile la voce di Vander; il chitarrista ha un tocco gentile, a tratti blues; il bassista è fantasioso, con la mano sinistra che vola sulla tastiera quasi senza l'uso del fuzz. In alcuni passaggi, dove mi aspettavo una nota di basso o un colpo di batteria, questi venivano ritardati con mio grande stupore, rientrando poi perfettamente nel flusso sonoro. Impressionante!
Sempre stupenda Hhaï, con il suo ostinato riff di piano elettrico e la conduzione vocale. Segue Félicité Thösz, materiale più recente che apprezzo molto su disco. Il momento solista della grande (e assente) Stella viene restituito abilmente da Caroline; una interpretazione quasi scat in tonalità particolare all'inizio mi ha stupito ma ho gradito molto la performance canora di Laura. La sicurezza vocale di Hervé è ormai una certezza.
Non sono mancati i brividi che questa musica, così lontana dal mainstream, riesce sempre a donarmi, qui amplificati dalla dimensione live e dal contatto visivo con i musicisti. Applausi a scena aperta, lunghe ovazioni e due bis incentrati sulla voce di Christian.
Un concerto che rimarrà nel cuore e che queste parole mi aiuteranno a fissare nella mente.Nota storica: Magma, avete detto che tornavate in Italia per la prima volta dal 1979, ma non è così! C'era stata la partecipazione all'edizione del 2015 del Prog Days 2+1 di Veruno (NO).
E io posso testimoniarlo!



Pino, ho letto con grande piacere anche il tuo resoconto. Se quello di Peppe è stato un vero e proprio “diario di viaggio”, il tuo è quasi una cronaca da osservatore attento, con tante considerazioni sulla sala, sul suono e sull’interpretazione dei musicisti.
RispondiEliminaMi ha colpito molto la descrizione dell’acustica della Sala Sinopoli e di quel suono quasi “acustico”, morbido, che permetteva di cogliere tutte le dinamiche della musica. In effetti è stata proprio questa una delle sensazioni più particolari della serata: una musica complessa e potente, ma allo stesso tempo chiarissima nei dettagli.
Condivido anche la tua impressione sul coinvolgimento dei musicisti: non c’era nulla di “impiegatizio”, si vedeva e si sentiva che stavano vivendo la musica fino in fondo. E questo è arrivato forte anche a noi in platea.
Insomma, tre brocchi… tre racconti diversi della stessa serata, ma tutti con la stessa conclusione: abbiamo vissuto davvero qualcosa di speciale. E sì, possiamo testimoniarlo!
Grazie Nando, è stato bello condividere questa nuova "zingarata"! Un abbraccio!
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