Breznev Fun Club - Il misantropo felice

Avevano destato grande impressione con il loro esordio di cinque anni fa, che raccoglieva composizioni risalenti agli anni '90 e che mostrava sia un indirizzo jazz-rock canterburiano memore dei trascorsi di Hatfield and the North e National Health sia una propensione verso territori più vicini al R.I.O. I Breznev Fun Club fanno oggi il bis con Il misantropo felice, album con brani composti tra il 1997 ed il 2001 (ma registrati tra il 2011 e il 2014) e che pone l'accento fortemente sulla voglia di avanguardia del gruppo. 
 
Siamo in quest'occasione di fronte ad un puro chamber rock di discendenza Univers Zero, senza i toni dark del combo belga, ma con quella che si presenta come vera e propria piccola orchestra pronta a lanciarsi in sonorità avventurose e di non facile ascolto. 
 
Rocco Lomonaco si contorna per l'occasione di ben diciassette musicisti ed i una cantante mezzo-soprano che si esprime in vocalese (anche se stiamo parlando di un cd quasi interamente strumentale) e crea un'opera ostica, che necessita molteplici ascolti, anche per chi è avvezzo a questo tipo di prog, prima di riuscire a districarsi adeguatamente tra le note che scorrono. Si affrontano, così, otto tracce di geometrica precisione, con le quali l'ensemble si spinge anche oltre il lavoro proposto dai compagni di etichetta Yugen, in un turbinio di dissonanze, suoni e colori complessi, portando agli estremi i discorsi di avant-prog e dei bozzetti sperimentali del Frank Zappa di Uncle Meat. 
 
Alla fine è difficile dare un giudizio assoluto su un album che si presenta così coraggioso e perfetto formalmente, ma anche un po' troppo freddo e sicuramente estremo. Qualcuno potrebbe affogare o "solo" rimanere senza fiato nei vortici avanguardistici creati questa volta dai Breznev Fun Club, terminando a fatica l'ascolto; ma chi si sta dilettando con il R.I.O. moderno, di cui i citati Yugen sono tra i paladini più apprezzati degli ultimi dieci anni, potrebbe trovarsi di fronte una nuova gemma da adorare. D'altronde basterebbe leggere dopo i credits riservati ai musicisti a cosa si può andare incontro, dove ironicamente viene indicato che "nessuno dei musicsti ha subito maltrattamenti durante le registrazioni dell'album". Album che tra l'altro è un concept, visto che narra il breve sogno pomeridiano di un uomo fino al catartico risveglio, tenendo sospeso, esattamente come avviene nella fase onirica, l'ascoltatore in un'atmosfera surreale e che spinge verso percorsi labirintici dai quali sembra non esserci uscita. 

2015, Altrock Productions 

1-A window closes; 2-Putamen; 3-Beginners dance lessons; 4-Petit déjeneur chez Picabia; 5-Sperduto nella camera isterica; 6-Le furieux hypothétique; 7- Tzig Tzag Tzara; 8-After the last silence.

Antonio Dambra: flute, piccolo; Francesco Larenza: oboe, english horn; Francesco Manfredi: clarinet; Michele Motola: alto saxophone; Gianfranco Menzella: tenor and baritone saxophone; Riccardo Rinaldi: bassoon; Vito Vernì: french horn; Francesco Panico: trumpet; Francesco Tritto: trombone; Alessio Anzivino: tuba; Giuliana Di Mitrio: mezzo-soprano; Michele Fracchiolla: drums, vibraphone, marimba, percussions; Simona Armenise: classic / acoustic / electric guitars, mandolin; Rocco Lomonaco: classic / acoustic / electric guitars, banjo; Rommaso De Vito Francesco: electric bass, double bass; Giuseppe Manfredi: keyboards; Duilio Maci: violin; Grazia De Vito Francesco: violin; Paola De Candia: cello.

Composed, orchestrated, directed and produced by Rocco Lomonaco
 
durata totale: 49:50
 
 
Peppe
dicembre 2015

Nessun commento:

Posta un commento