Hari Ketiga è senza dubbio l'opera più ambiziosa realizzata da Dwiki Dharmawan. E non è un caso che abbia parlato di opera, visto che si tratta di un concept album (in doppio cd) suddiviso in nove atti con sfondi ecologici e filosofici che vedono protagonisti la Terra, l'uomo e l'Orizzonte degli Eventi.
La carne al fuoco è tantissima, perchè siamo al cospetto di oltre due ore e mezza di musica. Per l'occasione il tastierista indonesiano è affiancato da Boris Savoldelli (che canta in italiano i testi scritti da Alessandro Ducoli), Markus Reuter (mago della Touch Guitar) e dallo straordinario batterista israeliano Asaf Sirkis. Un ensemble internazionale di tutto rispetto, che ha registrato in maniera particolare: i quattro si sono incontrati a La Casa Murada il primo maggio 2017 e hanno suonato e cantato in completa libertà. In un secondo momento, il boss della Moonjune Records Leonardo Pavkovic ha "giocato" a fare il Teo Macero della situazione, tagliando, editando, incollando e infine modellando quelle che diventano le nove composizioni finali. Dulcis in fundo, Savoldelli ha poi sovrainciso nuove parte vocali.
Descrivere i contenuti di Hari Ketiga non è facile. In primis proprio per la lunga durata dell'album. In due ore e mezza di musica improvvisata si trova un po' di tutto, dal jazz alla classica, dall'elettronica all'avanguardia, dal prog al minimalismo... Tutti i quattro musicisti amano sperimentare e spesso in maniera diversa l'uno dall'altro. ll risultato finale è sui generis... Dharmawan è spesso al centro dell'attenzione col pianoforte, in maniera diversa da quanto ci aveva abituato con le sue altre prove soliste. Qui spesso sembra di sentire l'eco di Keith Jarrett, tra temi reiterati, passaggi ad alta tensione, trovate imprevedibili e fughe improvvise. Reuter, al solito, caccia i suoni più disparati dal suo strumento, mentre Savoldelli alterna canto, recitazione ed effetti particolari elettronici. A Sirkis spetta il non facile ruolo di fare da collante, ma ci riesce egregiamente grazie alle sue doti tecniche e di "adattamento", alternando basi sicure a soluzioni più ossessive e martellanti. Si susseguono, così, melodie eleganti e quasi classicheggianti, virate jazz, sezioni più dense e caotiche, non così distanti da certo R.I.O., atmosfere sospese e minacciose, slanci virtuosi solistici e di insieme, persino echi di world music. E il risultato finale funziona in pieno!
Chiaramente la durata prolungata delle composizioni proposte non è per un ascolto fugace e disattento, basti pensare che solo il secondo atto arriva a trentaquattro minuti. Ed è questo un po' l'unico limite di Hari Ketiga, visto che non è facile restare concentrati su un'opera del genere per tutta la sua interezza senza la minima distrazione. Si tratta comunque di un grande album e dell'ennesima prova del valore di un musicista di enorme livello, capace di tramutare un'improvvisazione radicale in qualcosa di nuovo. Tra sperimentazione totale, cacofonia controllata, coraggio a profusione, visioni sonore difficili da prevedere, il disco sfida le convenzioni e soprattutto sfida gli ascoltatori che non cercano canoni sicuri e abusatissimi, ma hanno voglia di puntare su soluzioni lontane da ogni tentazione commerciale, difficili, pronte a indirizzarsi tra jazz contemporaneo e prog "evolutivo".
2020, Moonjune Records
1) The Earth 28:21; 2) The Man 34:01; 3) The Event Horizon 13:49; 4) The Loneliness Of The Universe 19:22; 5) You'll Never Be Alone 06:51; 6) The Truth - The Fact Is Done 11:34; 7) The Perpetual Motion 19:18; 8) The Deal 09:36; 9) The Memory Of Things 11:24
Dwiki Dharmawan: Acoustic Piano, Mini Moog, Fender Rhodes, Harmonium, Occasional Vocal & Ambient Noises; Boris Savoledelli: Vocals, Vocal Effects, Live Electronics; Markus Reuter: Touch Guitars® AU8, Live Electronics; Asaf Sirkis: Drums, Cymbals, Occasional Ambient Noise
with
Jeremias Pah - Voice & Sasando (track 6); Endi Pah - Voice and Tambur (track 6); Jonas Mooy with Inggu Ndolu Art Group- Voices, Sasando, Gong and Tambu (track 7)
Peppe
luglio 2026
luglio 2026
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